Umberto Polazzo

Inizia la sua ricerca artistica come fotografo sperimentale poi, per una specie di naturale fermentazione, le sue fotografie si sono gonfiate, sgranandosi con effetti pittorici e stranianti, con interventi eterocliti di “lustrini” e altre contaminazioni. Le sue fantasie artistiche, oggi, sono piuttosto di carattere architettonico, con una forte vena grottesca: stanze che fanno il verso a celebrati architetti, stanze come grotte nei cui muri di mattoni dipinti sono incastonati dei nanetti. Cercarli, immersi in un verde allucinato “tra l’acido e l’elettrico, che ricorda il gelato al pistacchio” (Maria Teresa Ferrari) è un gioco per chiunque, bambino, adolescente o adulto, attraversi lo spazio.
Impossibile riprodurre l’affascinante effetto - trappola dell’ambiente: il colore è sfuggente e inganna gli strumenti fotografici, li sbeffeggia. E’ una trappola per esseri animati, insetti, uomini o topi. E’ inganno e artificio a 360 gradi, la sconfitta della tecnologia. Inutile cercare un significato, i nanetti non sono simboli e la stanza è “criptonica”, non criptica.

