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maria orecchioni azara

 

 

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In terra di Gallura, nel nord della Sardegna, c’è una soglia dove le antenne più sensibili fra coloro che vivono, hanno prodotto, sofferto, raccolto i frutti più segreti della loro terra, si incontrano con presenze evanescenti, forse dei morti, isolate o a gruppi. Sono gli antenati a cui si deve, con rispettosa compassione, un tributo di preghiere che liberino dall’angoscia di una morte non perfettamente compiuta. Di questo ascolto amoroso sono testimoni antiche leggende e litanie segrete che si tramandano in chi ha vissuto per secoli negli stazzi isolati del gallurese. Su questa soglia si tiene, con coraggio, Maria.

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Nel 1996, cresciuti i nove figli, quasi settantenne, per prime si sono presentate le rose: sui loro petali Maria vedeva volti, lettere, nomi. Li faceva macerare nell’acqua e li deponeva su pezze di lino, rimaste dal corredo di lenzuola, tovaglie, strofinacci che erano stati testimoni della sua quotidianità coniugale e di una famiglia cresciuta numerosa. Trame che all’improvviso si animano: “Le cose umili - dice - vogliono farci sapere che ci sono. Prima di buttare via uno straccio non posso fare a meno di guardare”.

All’inizio disegna a penna quello che vede: parole scritte, caratteri antichi, sconosciuti, una specie di scrittura automatica; volti, piccoli e insistenti, scarabocchiati con una fretta dettata dall’ansia di coloro che si fanno strada attraverso il telo, gli occhi, le mani di questa donna che non li scaccia da sé e tutti li raccoglie.  

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 Poi le penne non scrivono più e lei deve passare ai pastelli. Un artista direbbe: un’altra fase espressiva. E’ così e non è così. I volti si ingrandiscono a riempire lo spazio, alla folla si sostituiscono gruppi di tre o due o singoli individui. Tengono gli occhi spalancati, come avessero cercato nella nebbia fitta una luce che all’improvviso li ha abbacinati. La vita come appare a chi l’ha persa: una meraviglia da non credersi.

Maria disegna volti di ogni provenienza, anche di epoche remote: si fanno riconoscere copricapi e croci ortodosse, ritratti in uno stile che richiama certi affreschi da chiesa rupestre. Ad Artfarm 2009 le opere di Maria hanno inaugurato una sala che, appena allestita, è stata chiamata la “cattedrale”. Luogo di rifugio e di rinascita.

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“Canto dell’acqua”, composto ed eseguito, durante l’inaugurazione, da Tommaso Castiglioni (nella foto) e Luca Richelli nella sala dedicata a Maria Orecchioni Azara che ha ricevuto il “battesimo” artistico ad Artfarm 2009.

(foto di Elisabetta Scalvini)

come contattare Maria: lapunga@tiscali.it

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